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Dieci anni fa, il 14 settembre 2016, entrava in vigore una legge che avrebbe cambiato silenziosamente il rapporto dell’Italia con il cibo: la Legge 166/2016, conosciuta da tutti come legge Gadda. A un decennio dall’approvazione, i numeri parlano chiaro — e la lotta allo spreco alimentare in Italia ha prodotto risultati che vanno ben oltre le aspettative iniziali, con 3,7 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari recuperate e un valore complessivo stimato di 10,3 miliardi di euro.
Cos’è la legge Gadda e perché ha fatto la differenza
Prima del 2016, donare cibo in eccedenza era complicato. Le aziende della grande distribuzione, i produttori agricoli, i ristoranti e i piccoli commercianti si trovavano davanti a ostacoli burocratici e fiscali che rendevano la donazione meno conveniente dello smaltimento. Maria Chiara Gadda, deputata promotrice della normativa, ha lavorato per ribaltare questa logica: invece di penalizzare chi dona, la legge ha semplificato le procedure, introdotto agevolazioni fiscali e chiarito le responsabilità lungo tutta la filiera.
Il principio di fondo è elegante nella sua semplicità: il cibo che non viene venduto non è rifiuto, ma risorsa. Questo cambio di prospettiva ha aperto la strada a un sistema di recupero capillare che oggi coinvolge realtà molto diverse tra loro — dalla produzione industriale al mercato rionale, dalle mense scolastiche agli eventi pubblici.
La legge si distingue anche per aver adottato un approccio a cascata: la priorità assoluta è la riduzione dello spreco alla fonte, poi il recupero per uso umano, poi quello per uso animale, e solo in ultima istanza il compostaggio o lo smaltimento. Un ordine di priorità che rispecchia le indicazioni europee ma che l’Italia ha tradotto in strumenti concreti.
Dieci anni di legge Gadda: i numeri dello spreco alimentare evitato
I dati raccolti nel corso del decennio sono stati oggetto di una ricerca d’impatto condotta da Fondazione Terzjus ETS e Fondazione Valore, con il supporto di Fondazione Cariplo. I risultati sono stati presentati in una conferenza commemorativa alla Camera dei Deputati, intitolata Dieci anni che non si sprecano – La legge “Gadda” 166/2016: i risultati, le alleanze, il futuro.
Ecco cosa emerge:
- 3,7 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari recuperate e donate in dieci anni
- 40 milioni di confezioni farmaceutiche recuperate nello stesso periodo
- Valore complessivo stimato di cibo e farmaci recuperati: 10,3 miliardi di euro
Sono cifre che fanno riflettere. Tradotte in termini quotidiani, significano pasti garantiti a milioni di persone in difficoltà, farmaci distribuiti a chi non potrebbe permetterseli, e un impatto ambientale ridotto in modo significativo. La Croce Rossa Italiana è tra le organizzazioni che hanno partecipato attivamente a questo sistema di redistribuzione, confermando come la legge abbia creato un ecosistema virtuoso tra soggetti pubblici, privati e del Terzo Settore.
Come funziona concretamente il recupero delle eccedenze
Uno degli aspetti meno raccontati della legge Gadda spreco alimentare è la sua operatività quotidiana. In pratica, la normativa ha reso molto più semplice per un supermercato cedere gratuitamente i prodotti prossimi alla scadenza a un’associazione di volontariato. Ha chiarito che la donazione non comporta responsabilità per il donatore in caso di consumo entro i termini indicati. Ha introdotto una comunicazione semplificata — in molti casi basta un documento mensile invece di una registrazione per ogni singola cessione.
Questo ha abbassato drasticamente la soglia di ingresso per le piccole realtà. Un panificio artigianale, una pizzeria, un mercato ortofrutticolo possono oggi partecipare al sistema senza dover affrontare adempimenti complessi. E proprio questa capillarità spiega in parte la crescita costante dei volumi recuperati nel tempo.
Vale la pena sottolineare che la legge non riguarda solo il cibo. L’estensione al settore farmaceutico — con quei 40 milioni di confezioni recuperate — dimostra che il modello funziona anche in altri ambiti in cui le eccedenze esistono ma i meccanismi di redistribuzione erano assenti o insufficienti.
Il contesto europeo e le sfide ancora aperte
L’Italia è stata spesso citata come un modello virtuoso a livello europeo proprio grazie alla legge Gadda. Mentre altri Paesi si sono concentrati prevalentemente su campagne di sensibilizzazione o obblighi di rendicontazione, la normativa italiana ha scelto la strada degli incentivi e della semplificazione — un approccio che, alla luce dei risultati, sembra aver pagato.
Restano però nodi irrisolti. Lo spreco alimentare nelle famiglie, per esempio, è una dimensione che la legge non può raggiungere direttamente: lì entrano in gioco abitudini di acquisto, gestione del frigorifero, cultura del riutilizzo degli avanzi. Secondo le stime generali disponibili a livello europeo, una quota rilevante dello spreco complessivo avviene proprio nelle abitazioni private, lontano da qualsiasi filiera organizzata.
C’è poi la questione della misurazione. Sapere quante tonnellate vengono donate è importante, ma capire quante ne vengono ancora sprecate — e dove — richiede sistemi di monitoraggio più sofisticati. Su questo fronte, la ricerca d’impatto presentata nel decennale rappresenta un passo avanti, ma anche un punto di partenza per affinare gli strumenti.
Cosa può fare ognuno di noi, concretamente
Conoscere la legge Gadda sullo spreco alimentare non è solo un esercizio di cultura civica. Può cambiare comportamenti pratici, sia per chi gestisce un’attività commerciale sia per i privati cittadini.
- Se hai un’attività alimentare, informati sulle associazioni locali convenzionate per il ritiro delle eccedenze: la procedura è molto più snella di quanto si pensi
- Come consumatore, puoi sostenere le realtà del Terzo Settore che redistribuiscono cibo recuperato, spesso attraverso donazioni o volontariato
- A casa, pianificare gli acquisti, conservare correttamente gli alimenti e valorizzare gli avanzi resta il contributo più diretto che ognuno può dare
Puoi trovare ulteriori informazioni sull’impegno delle organizzazioni coinvolte direttamente sul sito della Croce Rossa Italiana, che ha documentato il proprio contributo nel decennale della legge.
Dieci anni di legge Gadda dimostrano che una normativa ben costruita — capace di semplificare invece di complicare, di incentivare invece di sanzionare — può produrre cambiamenti reali e misurabili. I 10,3 miliardi di euro di valore recuperato non sono un numero astratto: sono pasti, medicine, risorse sottratte allo spreco e restituite alla comunità. Il prossimo decennio dirà se questo modello riuscirà ad espandersi ulteriormente, raggiungendo anche quella parte di filiera — le famiglie, i piccoli produttori, i mercati informali — che ancora sfugge alle maglie della redistribuzione organizzata.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
