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Oggi, 23 ottobre 2026, alla Festa del Cinema di Roma va in scena un momento che va ben oltre la normale presentazione di una pellicola: l’anteprima di Se domani non torno, il film dedicato a Giulia Cecchettin, con la partecipazione del padre Gino Cecchettin a un incontro pubblico sulla prevenzione della violenza sulle donne. Un appuntamento che trasforma la sala cinematografica in uno spazio di riflessione collettiva, a quasi tre anni da una tragedia che ha segnato profondamente il dibattito italiano.
Un film che nasce da un libro e da un dolore reale
Se domani non torno è diretto da Paola Randi e si ispira al libro Cara Giulia, scritto da Gino Cecchettin e Marco Franzoso. Partire da un testo scritto dal padre della vittima significa scegliere una prospettiva precisa: non quella della cronaca nera, non quella del processo mediatico, ma quella di chi ha vissuto il lutto dall’interno e ha deciso di trasformarlo in parola pubblica, in narrazione condivisa.
La scelta di Paola Randi di portare questa storia sul grande schermo non è neutra. Regista con una sensibilità già dimostrata nel raccontare personaggi femminili complessi, Randi si confronta qui con un materiale emotivamente denso, in cui la fedeltà alla verità dei fatti deve coesistere con la necessità di costruire un’opera cinematografica capace di parlare a un pubblico ampio. Il titolo stesso — Se domani non torno — porta con sé una tensione sospesa, quella di tutte le volte in cui una donna esce di casa e non sa se tornerà.
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Giulia Cecchettin e il caso che ha cambiato il dibattito pubblico
Giulia Cecchettin fu uccisa dal suo ex fidanzato l’11 novembre 2023. La sua storia scosse l’Italia non solo per la brutalità del fatto, ma per il contesto in cui avvenne: una ragazza giovane, brillante, alla vigilia della laurea, uccisa da chi diceva di amarla. Le parole di Gino Cecchettin nei giorni successivi alla morte della figlia — misurate, lucide, cariche di dolore ma prive di odio — aprirono una conversazione nazionale sulla violenza di genere che andava oltre il singolo episodio.
Da quella conversazione è nato il libro Cara Giulia, e da quel libro è nata la pellicola. È un percorso che trasforma il lutto privato in strumento culturale, con una coerenza che raramente si vede nel modo in cui i media trattano le storie di femminicidio. Invece di consumare il dolore in pochi cicli di notizie, la famiglia Cecchettin ha scelto di costruire qualcosa di duraturo.
La prima romana e l’incontro sulla prevenzione
La scelta di presentare Se domani non torno alla Festa del Cinema di Roma — uno degli appuntamenti più importanti del cinema italiano e internazionale — non è solo una questione di visibilità. Significa inserire questo film all’interno di un contesto culturale autorevole, riconoscendogli uno statuto che va oltre il documentario di denuncia o il film a tema sociale.
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Gino Cecchettin partecipa alla prima e prende parte a un incontro dedicato alla prevenzione della violenza sulle donne. La sua presenza trasforma l’evento in qualcosa di più articolato: non solo la proiezione di un film, ma un momento di confronto in cui cinema e impegno civile si intrecciano. È esattamente il tipo di occasione in cui un’opera può smettere di essere solo intrattenimento e diventare catalizzatore di cambiamento.
- Data della prima: 23 ottobre 2026, Festa del Cinema di Roma
- Uscita nelle sale: 5 novembre 2026
- Regia: Paola Randi
- Ispirato a: Cara Giulia di Gino Cecchettin e Marco Franzoso
Perché il film arriva in un momento ancora necessario
Ci sono storie che non finiscono con un verdetto o con la fine del ciclo mediatico. La storia di Giulia Cecchettin è una di queste. A quasi tre anni dall’omicidio, Se domani non torno arriva nelle sale il 5 novembre 2026 con una funzione precisa: tenere viva la memoria senza ridurla a commemorazione, e soprattutto portare al cinema un pubblico che potrebbe non frequentare convegni o leggere saggi sulla violenza di genere.
Il cinema ha questa capacità unica di creare empatia attraverso l’immedesimazione. Vedere una storia sullo schermo — sentire i personaggi respirare, ascoltare i silenzi — produce un tipo di comprensione diverso da quello che si ottiene leggendo un articolo o guardando un servizio televisivo. È per questo che adattare Cara Giulia in un film ha senso: non per ripetere ciò che il libro ha già detto, ma per raggiungerlo con strumenti diversi.
Gino Cecchettin ha costruito, nel tempo, un ruolo pubblico che pochi genitori in situazioni simili hanno scelto o potuto sostenere: quello di interlocutore civile, presente nei dibattiti, nelle scuole, nelle occasioni culturali. La sua partecipazione alla prima romana del film su Giulia è coerente con questo percorso. Se domani non torno non è solo un film su una vittima: è un tentativo di trasformare una perdita irreparabile in qualcosa che possa, concretamente, fare la differenza per qualcun altro. E questo, forse, è il modo più onesto in cui il cinema può confrontarsi con la realtà.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
