Immagine generata con AI
Dieci anni fa, il 14 settembre 2016, entrava in vigore la Legge 166/2016, conosciuta da tutti come legge Gadda dal nome della deputata Maria Chiara Gadda che la propose. Oggi, con il bilancio presentato il 16 ottobre 2026 a Palazzo Montecitorio, possiamo dire che la legge Gadda sullo spreco alimentare ha trasformato in modo concreto e misurabile il rapporto dell’Italia con il cibo che avanza, i farmaci inutilizzati e i beni che altrimenti sarebbero finiti nel cestino. I numeri parlano chiaro: 3,7 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari recuperate e un valore complessivo di beni redistribuiti che supera i 10,3 miliardi di euro.
Cosa ha cambiato davvero la legge Gadda sullo spreco alimentare
Prima del 2016, donare cibo in eccedenza era complicato. Burocrazia, incertezze fiscali e responsabilità legali rendevano le aziende riluttanti a cedere prodotti ancora perfettamente utilizzabili. La legge ha semplificato radicalmente questo quadro: ha introdotto agevolazioni fiscali per chi dona, ha chiarito le responsabilità in caso di cessione gratuita e ha spinto verso una cultura della redistribuzione piuttosto che dello smaltimento.
Il principio alla base è semplice quanto potente: donare deve essere più conveniente che buttare. Un cambio di prospettiva che ha coinvolto tutta la filiera, dalla grande distribuzione ai produttori agricoli, dalle farmacie agli ospedali. Non si tratta solo di buona volontà: la legge ha creato un sistema in cui la generosità è anche economicamente razionale.
I numeri del decennio: 10,3 miliardi di euro e 40 milioni di confezioni di farmaci
I risultati presentati alla Sala della Regina di Montecitorio durante la conferenza “Dieci anni che non si sprecano” sono stati elaborati da Fondazione Terzjus ETS e Fondazione Valore, con il supporto di Fondazione Cariplo. Sono dati che meritano di essere letti con attenzione, perché dietro le cifre ci sono pasti distribuiti, famiglie aiutate, risorse ambientali risparmiate.
→ Leggi anche: Ex Ilva Taranto, Corte d'Appello Milano conferma: altoforni spenti entro 28 ottobre
- 3,7 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari recuperate in dieci anni
- Valore complessivo dei beni redistribuiti: oltre 10,3 miliardi di euro
- 40 milioni di confezioni di farmaci redistribuite invece di essere smaltite
- Le donazioni raccolte dal Banco Alimentare sono raddoppiate nel corso del decennio
Il dato sul Banco Alimentare è forse quello più significativo sul piano sociale: raddoppiare le donazioni in dieci anni significa che la rete di redistribuzione si è rafforzata, che più organizzazioni si sono strutturate per raccogliere e distribuire cibo, e che la legge ha generato un effetto moltiplicatore ben oltre le intenzioni iniziali.
Farmaci e beni non alimentari: una dimensione spesso dimenticata
Quando si parla di spreco alimentare, si tende a pensare quasi esclusivamente al cibo. Ma la legge Gadda ha un perimetro più ampio: include anche i medicinali, i prodotti per l’igiene, l’abbigliamento e altri beni di consumo. I 40 milioni di confezioni farmaceutiche recuperate sono un dato che colpisce: si tratta di medicine ancora valide, spesso restituite da ospedali o da famiglie, che hanno raggiunto persone in difficoltà attraverso canali di distribuzione solidale.
Questo aspetto allarga la portata della legge ben oltre la filiera agroalimentare, trasformandola in uno strumento di welfare indiretto. Non sostituisce le politiche sociali, ma le integra in modo silenzioso ed efficace, intercettando risorse che altrimenti andrebbero perdute.
Il modello italiano come riferimento europeo
L’Italia non è stata la prima in Europa a legiferare contro lo spreco alimentare, ma la legge Gadda è stata spesso citata come uno dei modelli più organici e pragmatici del continente. La scelta di puntare sugli incentivi piuttosto che sulle sanzioni, di semplificare le procedure invece di aggiungere adempimenti, ha reso la norma più adottabile da parte delle imprese, soprattutto le piccole e medie.
→ Leggi anche: Diritto alla riparazione in vigore dal 22 ottobre: ecco cosa cambia per smartphone ed elettrodomestici
Negli anni successivi al 2016, diversi Paesi europei hanno discusso o adottato misure simili, e il dibattito comunitario sullo spreco alimentare ha guadagnato sempre più spazio nelle agende politiche. Il decennale della legge cade in un momento in cui l’Unione Europea sta rafforzando le proprie direttive in materia di sostenibilità della filiera alimentare, e il caso italiano offre dati concreti su cui ragionare.
Cosa manca ancora: le sfide aperte
Un anniversario è anche il momento giusto per guardare a quello che resta da fare. Nonostante i risultati, lo spreco alimentare in Italia rimane un fenomeno rilevante: una parte significativa delle eccedenze non viene ancora intercettata, soprattutto nella ristorazione e nella filiera corta. Le piccole imprese, i mercati rionali, i ristoranti indipendenti faticano spesso ad accedere ai canali di donazione per motivi logistici e organizzativi.
La sfida dei prossimi anni è estendere la rete capillare di raccolta, semplificare ulteriormente le procedure per i soggetti più piccoli e investire nella cultura della redistribuzione fin dalla scuola. La legge Gadda sullo spreco alimentare ha costruito un’infrastruttura normativa solida; ora si tratta di riempirla ancora di più. Per approfondire il testo e le disposizioni della normativa, è possibile consultare la versione ufficiale della Legge 166/2016 su Normattiva.
Dieci anni fa in pochi avrebbero scommesso su 10 miliardi di euro recuperati e su un raddoppio delle donazioni alimentari. Eppure è esattamente quello che è successo. Il bilancio non è solo un dato statistico: è la prova che una legge ben costruita, capace di allineare interessi economici e obiettivi sociali, può davvero cambiare le abitudini di un sistema. E che combattere lo spreco, in fondo, conviene a tutti.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
